Siviglia e i giardini dell’acqua di Dorne!

Sono di nuovo in aeroporto! Un altro viaggio che mi porta in Spagna a distanza di circa due mesi. A pasqua come sapete sono stata a Bilbao e a Gaztelugatxe per visitare Dragonstone. Lo scopo di questo break cortissimo è stato l’Alcazar di Siviglia, i Giardini dell’acqua di Dorne per gli appassionati del Trono di Spade!

Mi fa strano partire in compagnia, non ci sono più abituata! Non che mi dispiaccia, sia chiaro, però ormai mi sono adattata al viaggio in solitaria con i miei ritmi e i miei tempi, che è diventato inusuale partire in più di uno!

Il volo è in ritardo di un paio d’ore a causa di un violento temporale che si è abbattuto su Bologna e che ha fatto chiudere temporaneamente l’aeroporto. Iniziamo bene.. Il tempo da trascorrere a Siviglia era già pochissimo, adesso si è ridotto ulteriormente e i miei programmi per la serata vanno a farsi benedire. Arriviamo alle 22,30 tempo di prendere l’autobus e dirigerci verso l’hotel. Troviamo chiuso il portone. Sempre meglio. Sfodero il mio miglior spagnolo e telefono al numero sulla prenotazione. “No te preocupes, 5 minutos y llego allì, vale?” – muy bien, vale!

Quante soddisfazioni che mi sta dando questa lingua! L’ho voluta imparare per uno scopo preciso (e non troppo ehm… gentile) e invece si sta rivelando una piacevolissima scoperta!

Arriva un signore barbuto che ci mostra il codice di accesso alla camera e al portone di ingresso e ci accompagna alla abitaciòn. Due piani senza ascensore. Perfetto, le mie ginocchia ringraziano! Per fortuna ho tenuto il trolley leggerissimo e non pesa quasi nulla!

Doccia veloce e via a cena che la fame si fa sentire! Ci va male al primo tentativo dato che la cucina del primo locale che ci ispirava era già chiusa ed era tardi. “Lo siento” ci dice il cameriere.. Io mi sarei mangiata anche lui! Fa niente, ci spostiamo verso il cuore della città e troviamo un tapas bar dove finalmente mettiamo sotto i denti una tortillas de patatas e beviamo la prima di una lunga serie di birre!

Dopo cena facciamo una lunga passeggiata per spoilerarci un po’ la città: Giralda, Cattedrale, Las Setas illuminati. Nella mia mente il programma della serata ci avrebbe portato sul Mirador Parasol per avere una visione a 360 della città, ma siccome le gioie non mi seguono mai, quando siamo arrivate era già chiuso. Lo aggiungo alle visite del giorno successivo.. tanto abbiamo poco da fare…

La domenica la sveglia suona alle 7,15 ma vengo svegliata da un’auto della polizia che sfreccia a sirene spiegate sotto la nostra finestra.. aperta! Apro gli occhi di soprassalto.. buongiono eh! Doccia e poi siamo operative! La prima tappa è la colazione! Desayuno in un baretto vicino all’hotel con spremuta fresca di arancia e croissant con la marmellata scaldato al forno!

Il primo monumento che incontriamo è quello in onore di Cristoforo Colombo nei giardini del Murillo. La cosa che mi ha colpito di più sono stati i pappagalli verdi che volavano liberi! Mi hanno lasciato senza parole e con un sorriso da scema stampato in volto! Basta poco per sorprendermi! ahahah

Proseguiamo verso Plaza de España, che ci incanta con le sue maioliche colorate e gli ampi spazi.

Sul lato opposto alla piazza di trova il Parque Maria Luisa, il giardino più grande di Siviglia. E’ enorme, verdissimo e pieno di uccellini! La fontana più antica del parco risale al 1914 ed è la Fuente de las ranas:

Nel caso veniste a Siviglia, perdetevi a girovagare nel parco! Ci sono tante meraviglie da scoprire, oltre a trovare un po’ di tregua dal calore!

Uscendo dal parco e dirigendosi verso il fiume Guadalquivir, la prima costruzione particolare che si incontra è il Costurero de la Reina. Oggi è la sede delle informazioni turistiche, ma in passato era il luogo in cui la regina Mercedes d’Orleans si ritirava per cucire. Infatti Costurero in spagnolo significa “scatola da cucito”.

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Costeggiando il fiume si arriva alla Torre de Oro, torre di avvistamento del 1200 che serviva a bloccare gli attacchi dal fiume.

Ci fermiamo ai piedi della torre per guardare gli orari della crociera sul fiume, ma purtroppo inizieranno alle 11 e non sono neanche le 10! Quindi proseguiamo verso la Giralda ma anche la torre apre alle 11. Sono un po’ contrariata! I miei programmi devono essere rivisitati! Niente paura, anticipiamo quello che avremmo fatto dopo la visita all’Alcazar (abbiamo prenotato l’ingresso per le 12,30). Ci inoltriamo nel quartiere Juderia dove ci sono alcune chicche che meritano la visita, soprattutto perchè non ci sono turisti!

La bella Susona

Siamo nel XV secolo e Susòn era una fanciulla delle tante famiglie ebraiche obbligate a convertirsi al cristianesimo, in seguito alla liberazione dai mori. Ovviamente i cattolici non lasciarono molta scelta a chi professava una religione diversa, rendendo le loro vite estremamente difficili e generando, inevitabilmente, discriminazioni e malcontento. Alcuni iniziarono segretamente a cospirare contro la corona e gli abitanti di Siviglia. Tra questi c’era anche il padre di Susòn.

All’epoca la giovane ragazza era sinceramente una fervida credente e soprattutto innamorata di un nobile sivigliano: avrebbe fatto di tutto per coronare il proprio sogno d’amore e finalmente essere accettata dalla città. Fu per questo che, all’alba dell’insurrezione, rivelò tutti i piani al suo amato, tradendo così suo padre. I ribelli vennero tutti arrestati e giustiziati. Susòn, sconvolta dalle conseguenze del suo gesto e abbandonata dal nobile, si rinchiuse in un convento e lì restò fino alla sua morte, quando fu trovato il suo testamento, nel quale chiedeva appunto che il suo teschio venisse esporto come monito e punizione.

Oggi resta solo un ricordo triste di una infelice e sfortunata ragazza, in una piccola e tranquilla via del barrio antico.

La Carmen

La storia di Carmen avviene quattro secoli dopo quella di Susòn.

Carmen è proprio quella Carmen, della famosa opera lirica. Non si tratta di un personaggio di pura fantasia, bensì di una giovane donna realmente esistita e talmente carismatica da aver ispirato il genio dello scrittore Prosper Mérimée prima, e di Bizet dopo. Quella di Carmen non è solo la storia di un tragico femminicidio, bensì l’ode a una donna libera e forte, in un’epoca in cui ben poche potevano esserlo.

Fu una gitana di Triana, dove vivevano gli emarginati di Siviglia – ebrei, arabi, criminali, dissidenti politici e zingari – e che al tempo non era un semplice quartiere bensì una città vera e propria, spesso vittima delle inondazioni del Guadalquivir e che aveva come comune denominatore la povertà, ma anche un fervido scambio culturale.

Da Triana Carmen andava ogni giorno a lavorare a Siviglia, nella Reale Fabbrica del Tabacco (oggi sede dell’Università), le cui foglie da trattare arrivavano dalle Americhe e da Cadice attraverso il fiume e venivano portate qui per essere essiccate e lavorate. Non era l’unica donna in questa azienda, ma era l’unica che lo faceva senza dover poi riportare i soldi al padre o al marito. Era infatti libera in tutti i sensi e faceva quello che voleva, al pari degli uomini, sia dal punto di vista sessuale che da quello dei costumi sociali.

NO8DO

Girovagando per la città si nota un po’ dappertutto questo simbolo.

“8” non è un numero, bensì un disegno: rappresenta un filo di lana arrotolato e raccolto in centro e che in spagnolo si dice madeja (matassa, appunto). Proviamo allora a ricomporre in parole il simbolo e il risultato sarà: NO – MADEJA – DO. Separando, unendo e aggiungendo lettere si otterrà la seguente frase “NO Me hA DEJADO”, che tradotto in italiano significa “Non mi ha abbandonato”. Ma a cosa si riferisce? Chi dice a chi questa frase e perché è diventata così importante per la città?

Accadde nel XIII secolo, sotto il regno di Re Alfonso X, detto Il Saggio. Purtroppo questa sua saggezza lo portò a occuparsi più della giustizia e delle scritture, che dell’economia del paese creando malcontento tra molti nobili, che iniziarono a cospirare. A rendere ancora più fragile la sua posizione fu la morte del primogenito, Ferdinando, che aveva giusto fatto in tempo a sposarsi e garantire al regno un giovanissimo erede, dando allo stesso tempo modo al fratello minore (Sancho, il coraggioso) l’opportunità di distinguersi in battaglia contro gli arabi e conquistarsi l’ammirazione e la riconoscenza di tutta la Spagna.

Ben presto Sancho, forte del sostegno di buona parte della nobiltà, avanzò la richiesta di succedere al padre, senza lasciare nulla al piccolo nipote, legittimo erede al trono. Ed ecco esplodere una terribile guerra civile tra le due fazioni. Già dai soprannomi si può intuire che le cose volsero presto al peggio per il buon Alfonso, che dovette correre in ritirata tra le mura di Siviglia. Ma neppure quelle bastarono a frenare Sancho e il suo esercito, che entrarono nella città in cerca del Re. Nessuno però riuscì a trovarlo. Per mesi lo cercarono, chiudendo le vie di fuga ed entrando in tutte le case, eppure di Alfonso non c’era traccia, finché a un certo punto Sancho si arrese: i sivigliani avevano vinto, avrebbe lasciato Alfonso libero di regnare sulla città, purché alla sua morte fosse stato Sancho a succedergli e avrebbero mostrato a lui la stessa lealtà. Il saggio e anziano Re fu così grato e commosso dalla fedeltà che Siviglia gli dimostrò – nascondendolo ogni notte in una casa diversa – che gli dedicò questo simbolo “NO8DO” e che divenne il motto ufficiale della città, che tuttora lo mostra con estremo orgoglio.

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Il Balcone di Rosina

Un’altra opera vede Siviglia come protagonista, Il barbiere.. di Siviglia! Appunto!

Sotto il balcone della bella Rosina c’è movimento. Fiorello, il servo del Conte d’Almaviva, raduna un gruppo di musicisti per fare una serenata alla bella Rosina…. quando è tutto pronto il Conte arriva avvolto in un mantello per non essere riconosciuto. Egli è innamorato di Rosina e vuole dichiarare il suo amore con una canzone. Alla fine della serenata, il Conte è disperato perchè Rosina non è uscita dalla finestra del balcone. Congeda i suonatori con una ricompensa e poi resta solo. Si sente canticchiare per strada… chi sarà? E’ Figaro! che si presenta in scena cantando la sua famosissima cavatina.
Il Conte ricorda di aver già incontrato quel faccendiere da qualche parte… decide così di affidarsi a lui. Il Conte di Almaviva chiede a Figaro un aiuto per conquistare Rosina e in particolare per avvicinarla, perchè pare impresa impossibile dato che don Bartolo la tiene segregata in casa. Detto fatto! Figaro accetta di aiutare il Conte (in cambio riceve un bel gruzzolo di monete…): per lui è facile entrare in quella casa, perchè è il barbiere di don Bartolo. Intanto Rosina esce sul balcone… ha sentito la serenata di un giovane che da un po’ vede sotto casa sua… e le piace. Perciò ha preparato un biglietto per lui. Ma ahimè, a don Bartolo nulla sfugge e si accorge del pezzo di carta nelle mani di Rosina. Lei gli racconta che si tratta del testo di un’aria che sta imparando a cantare… (l’aria si intitola “L’inutil precauzione” che è anche il sottotitolo dell’opera), ma Don Bartolo non è troppo convinto! Rosina lo lascia scivolare giù dal balcone e il Conte riesce a prenderlo. Don Bartolo scende per cercare di intercettare il biglietto ma torna a casa a mani vuote e con la sensazione di essere stato ingannato.

Il biglietto diceva più o meno: “Sono curiosa di conoscerti, il mio signor tutore mi tiene chiusa in casa, ma io riuscirò a fuggire e incontrarti”. La storia continua.. ma non è questo il luogo per svelarvela se non la conoscete! 😛

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La Reja del diablo

Una delle leggende più particolari è sicuramente quella della cosiddetta “grata del diavolo”, soprannominata così per la difficoltà della tecnica, poiché si pensava che solo il diavolo potesse plasmare il ferro in questo modo.
È una lavorazione quasi impossibile da eseguire, perché il ferro non è un materiale così malleabile per quel disegno ornamentale. Si tratta di sbarre orizzontali e verticali, che sono intrecciate tra loro, passando alternativamente l’una dentro l’altra, creando una sorta di treccia. Poichè non ci sono viti o saldature si dice che le sbarre sarebbero state forgiate dagli artigli di Lucifero stesso.

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Finito il tour delle peculiarità per la mattinata ci spostiamo verso la Giralda, adesso sono le 11 ed è possibile visitarla e salire le 35 rampe per ammirare il panorama dall’alto dei suoi 96 metri. Prima però ci fermiamo al patio degli aranci. Qui sorgeva la moschea almohade prima di essere distrutta, anche se una parte è rimasta integrata nelle mura esterne della Cattedrale (La porta del perdono).

Saliamo e ci godiamo il panorama. Le mie ginocchia ringraziano perchè non si tratta di scale ma di rampe!

Dopo essere scese dalla torre, ci mettiamo in fila per l’Alcazar, lo scopo del mio viaggio! Negli ultimi anni sono andata a caccia delle location del Trono di Spade, e nei giardini reali si ambientano le scene di Dorne.

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I giardini sono spettacolari, verdissimi, con i pavoni che passeggiano liberi! Unica pecca il caldo infernale, ma l’ombra delle piante regala un po’ di refrigerio e il labirinto mi fa tornare bambina lasciandomi perdere tra l’intrico delle siepi.

Cotte dal sole e con già quasi 20 km nelle gambe decidiamo che forse è meglio riposarci facendo una bella crociera sul fiume Guadalquivir. Sessanta minuti a sedere coccolate dalla brezza e trasportate dalla corrente! Come rigenerare le gambe!

Mancano ancora tre cose che vorrei assolutamente vedere e si trovano tutte e tre più o meno vicine.. Via verso il quartiere Macarena per ammirare la Piedra Llorosa e le Alameda de Hercules.

La tradizione popolare narra che, in una pietra vicina alla caserma di San Laureano, alla fine di Calle Alfonso XII all’angolo con Calle Marqués de Parada, il sindaco della città, García de Vinuesa, si sedette a piangere, dopo aver tentato invano di salvare 82 giovani dalla fucilazione.

Anno del signore 1957. In Spagna, regna la regina Isabel II, lo Stato è governato da Narváez. Erano tempi duri, con scontri, ammutinamenti, ribellioni. Un gruppo di ribelli liberali, comandati dal generale in pensione Joaquín Serra, quel mattino del 29 giugno si misero in cammino armati, verso Ronda, nella Sierra Nevada. Dopo aver fatto alcuni saccheggi nei paesini intorno a Ronda, l’esercito spagnolo li raggiunge nei pressi di Benaoján. Lo scontro fu decisamente impari. I ribelli non spararono alcun colpo, mentre l’esercito alla prima scarica ne uccise 25. I rimanenti furono portati alla caserma di San Laureano per essere condannati a morte. Madrid invió a Siviglia Manuel Lassala y Solera, che ordinò che i giovani rimasti fossero fucilati in Plaza de Armas, l’11 giugno. L’allora sindaco della città, intervenne con l’ausilio di due funzionari, per tentare di fermare la condanna, ma fu inutile. Gli 82 giovani vennero fucilati, e per casualità due proiettili finirono per colpire altri due giovani spettatori abbarbicati su un albero.

Il sindaco, disperato, si sedette stremato su una pietra, esclamando “Pobre ciudad! Pobre ciudad!” tra le lacrime. Da questo episodio, la pietra che ancora oggi si conserva, nei pressi della caserma, prende il nome di Piedra Llorosa. L’11 luglio 2008, il municipio di Siviglia appose una targa a ricordo delle virtù civiche e di solidarietà del sindaco di allora, e come monito per il futuro contro la pena di morte.

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In piazza Alameda si trovano due colonne provenienti da un tempio romano dedicato a Ercole. In cima furono collocate due sculture: una di Giulio Cesare, e l’altra di Ercole, mitico fondatore della città.

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Ultima tappa di questo lunghissimo e intenso viaggio durato un giorno è il Metropol Parasol, meglio conosciuto come Las Setas, i funghi. Nel seminterrato potrete visitare l’Antiquarium con i resti dell’antica città romana risalente al 30 d.C. Qui si trovano anche la biglietteria per accedere al Mirador e gli ascensori. Salendo c’è un ristorante panoramico e la Sky Walks da cui potrete ammirare la città a 360°!

Tutto questo in un solo giorno… ora capite perchè viaggio spesso da sola! Tenere questi ritmi non è da tutti! Per me è un modo per rilassarmi, infatti stacco completamente la spina e penso solo a quello che ho intorno!

Il prossimo viaggio in programma sarà ancora più impegnativo.. ma ve ne parlerò più avanti!

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